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Dammi, Signore, un'ala di riserva

Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita.

Ho letto da qualche parte che gli uomini
sono angeli con un'ala soltanto:
possono volare solo rimanendo abbracciati.

A volte, nei momenti di confidenza,
oso pensare, Signore,
che anche tu abbia un'ala soltanto.
L'altra la tieni nascosta:
forse per farmi capire che tu non vuoi volare senza di me.

Per questo mi hai dato la vita:
perché io fossi tuo compagno di volo.

Insegnami allora a librarmi con te.
Perché vivere è abbandonarsi,
come un gabbiano,
all'ebrezza del vento.

Vivere è assaporare l'avventura della libertà.
Vivere è stendere l'ala,
l'unica ala,
con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner
grande come te!

Ti chiedo perdono, Signore,
per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi.
Per i voli che non ho saputo incoraggiare.
Per l'indifferenza con cui ho lasciato razzolare nel cortile,
con l'ala penzolante,
il fratello infelice che avevi destinato a navigare nel cielo.

E tu l'hai atteso invano,
per crociere che non si faranno mai più.

Antipasqua è passare indifferenti vicino al fratello
che è rimasto con un'ala,
l'unica ala,
inesorabilmente impigliata
nella rete della miseria e della solitudine.
E si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con te.

Soprattutto per questo fratello sfortunato
dammi, o Signore, un'ala di riserva.

+ don Tonino Bello

Amicizia!

"Chi sei?" domandò il piccolo principe, "sei molto carino…"

"Sono una volpe", disse la volpe.

"Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, "sono così triste…"

"Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomesticata".

"Ah! scusa", fece il piccolo principe.

Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:

"Che cosa vuol dire "addomesticare"?"

"È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire "creare dei legami"…

"Creare dei legami?"

"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi.

Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.

La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…"

La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:

"Per favore… addomesticami", disse.

"Volentieri", rispose il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".

"Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"

"Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe.

"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…"

Il piccolo principe ritornò l’indomani.

"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe. "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti".

"Che cos’è un rito?" disse il piccolo principe.

"Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore".

Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina:

"Ah!" disse la volpe, "… piangerò".

"La colpa è tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"

"È vero", disse la volpe.

"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.

"È certo", disse la volpe.

"Ma allora che ci guadagni?"

"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".

"Addio", disse la volpe.

"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

"L’essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe , per ricordarselo.

"È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".

"È il tempo che ho perduto per la mia rosa…" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.

"Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…"

"Io sono responsabile della mia rosa…" ripeté il piccolo principe per ricordarselo.

dal "Piccolo Principe" di Antoin de Saint-Exupéry

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